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Perdonanza Celestiniana, L’Aquila celebra la pace: l’apertura in diretta su Rai1 - Il discorso del sindaco

Biondi: Quest’anno il Fuoco del Morrone arde anche in memoria delle vittime del sisma di Amatrice con l’augurio che la sua luce riaccenda la speranza lì dove sembra svanita e la renda più forte là dove resiste

Biondi
Biondi
di Redazione L'Aquila
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L'AQUILA. Questo pomeriggio, domenica 24 agosto, si è svolto il primo appuntamento, davanti alla sede del Municipio (palazzo Margherita), per l'inaugurazione della 732esima Perdonanza Celestiniana, con l'accensione del tripode. In serata, poi, dalle 21.30, in diretta televisiva su Rai1, il secondo appuntamento per l'apertura della Perdonanza, alla quale partecipano, con la conduzione di Lorena Bianchetti e Gabriele Corsi, Gianni Morandi, Massimo Ranieri, Sal Da Vinci, Marco Masini, Simone Cristicchi, Laura Chiatti, Raoul Bova, Giorgio Pasotti, Edoardo Prati e Luca Violini nonché accompagnati dall'orchestra sinfonica costituita dai professori dell’Istituzione Sinfonica Abruzzese (Isa) e dagli allievi del Conservatorio “Alfredo Casella” dell’Aquila.

Questo è il discorso del sindaco dell'Aquila, Pierluigi Biondi, per l'apertura della Perdonanza Celestiniana, numero 732

«Care cittadine e cari cittadini, autorità tutte e gentili ospiti, L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026 si arricchisce della cerimonia di accensione del Tripode della Pace, che segna l’inizio della Perdonanza celestiniana.

Il Fuoco del Morrone - che resterà acceso sino ai vespri del 29 agosto, evoca l’affettuosa devozione degli aquilani verso Papa Celestino V: un rito moderno che entra di diritto a far parte di quei valori, sostanza dell’identità e della storia della nostra città e del nostro territorio.

Nel rivolgere il ricordo mai sopito e un pensiero di affetto per le 309 vittime del 2009, cuore della rinascita dell’Aquila, non possiamo non elevare una preghiera per chi ha perso la vita nel terremoto del Centro Italia (più noto come il terremoto di Amatrice), del quale domani ricorre il decennale.

Quest’anno il Fuoco del Morrone arde anche in memoria delle vittime del sisma di Amatrice con l’augurio che la sua luce riaccenda la speranza lì dove sembra svanita e la renda più forte là dove resiste. Il gesto laico, quale espressione della Municipalità, di accensione del Tripode - che esalta l’indulgenza d’agosto, concessione per la pace che lo stesso Celestino V ristabilì tra le fazioni cittadine - è carico di quelle tematiche celestiniane tanto profonde quanto determinanti nella sua epoca e ancora di più in questi tempi complicati. Cantore della Pace, Francesco d’Assisi - del quale quest’anno viene celebrato l’ottavo centenario della sua morte anche all’Aquila - durante la quinta crociata, si recò sino in Egitto alla ricerca di un possibile dialogo che potesse condurre alla pace tra cristiani e musulmani. Armato solo della fede, attraversò la linea del fronte, per incontrare nell’accampamento musulmano, il sultano Malik Al-Kamil che, non solo lo accolse con rispetto, ma la speranza per la Chiesa è una virtù teologica fondata sulla promessa e sulla grazia di Dio e orientata alla vita eterna, capace di sperare contro ogni speranza terrena. La speranza laica è un’attesa immanente radicata nella ragione, è frutto dell’esperienza dell’uomo e della donna, si definisce nel tempo storico, mira al progresso sociale, alla giustizia, alla libertà, alla dignità, la pace, in questo caso, ha il respiro della mediazione, della diplomazia.

Come uomo di fede non posso che credere che la Pace abbia il respiro dell’Eterno, ma come uomo dell’amministrare ho l’obbligo di impegnarmi affinché la Pace abbia il respiro della mediazione.

E, come aquilano mi fa piacere condividere con voi le parole che Ignazio Silone fa dire a Papa Celestino V a chi gli chiedeva di benedire i soldati in partenza per la guerra: “Ve lo ripeto una volta per sempre: non posso benedire alcuna impresa di guerra. Col segno della Croce e i nomi della Trinità, si può benedire il pane, la minestra, l’olio, l’acqua, il vino, se volete anche gli strumenti da lavoro, l’aratro, la zappa del contadino, la pialla del falegname, non le armi. Se avete bisogno di un rito propiziatorio, cercatevi qualcuno che lo faccia nel nome di Satana».