Serie A
L'Isweb Avezzano chiude con un sorriso, Rugby L'Aquila e Paganica salutano invece con un ko
di Giuliano De Matteis

L'AQUILA. È morto a Genova, oggi, 24 marzo, all'età di 91 anni, Gino Paoli, uno dei maggiori esponenti della musica leggera italiana. Indimenticabili le sue canzoni, come "Il cielo in una stanza", "La gatta", "Che cosa c'è", "Senza fine", "Sapore di sale", "Una lunga storia d'amore" e "Quattro amici", con cui vinse il Festivalbar 1991.
L’Aquila e Gino Paoli
Il cantautore è salito su un palco del capoluogo abruzzese due volte. La prima volta agli inizi degli anni Novanta, al parco del Sole, in occasione della Festa dell'Unità. In quel concerto ci fu uno strano episodio: proprio all'inizio Gino Paoli fu disturbato da uno spettatore in prima fila e lui disse: «Se non va via lui, non canto». Poi gli organizzatori riuscirono a convincerlo e il concerto ebbe un grande successo.
L'altro live è più recente, il 2 agosto 2017, all'interno della rassegna "I cantieri dell'immaginario", al parco del Castello. Gino Paoli aveva come orchestra quella de I solisti aquilani, insieme al jazzista Danilo Rea.
Il cordoglio
Il maestro aquilano, Leonardo De Amicis, direttore artistico delle rassegne del capoluogo abruzzese "I cantieri dell'immaginario" e la "Perdonanza Celestiniana" nonché direttore d'orchestra nei passati Festival Sanremo e di diversi programmi televisivi della Rai e di La7: «Ci lascia Gino Paoli, e con lui un modo unico e irripetibile di intendere la musica, la canzone d’autore. Un artista dal talento autoriale incommensurabile, libero, fuori dagli schemi, capace di andare sempre al di sopra di ogni regola anche musicale. Faceva semplicemente quello che sentiva, con una coerenza rara. Dietro a quel carattere chiuso e a tratti burbero, c’era anche una dolcezza inattesa, che emergeva nei momenti più sinceri. I ricordi restano profondamente positivi, legati a un rapporto fatto di rispetto reciproco e cordialità autentica. Perché quando si rispetta davvero la musica, quel rispetto torna sempre indietro. E anche la fiducia, quella vera, resta. Fai buon viaggio, Gino».