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Lavoro

L'Aquila, le opposizioni in Comune su Tecnocall: «Hera Comm non può lavarsene le mani, perché 59 lavoratori non sono pacchi da spedire al Nord».

Pezzopane, Romano, Albano, Giannangeli, Verini, Padovani, Rotellini, Tomassoni, Scimia e Iorio contrari alla partenza al nord delle maestranze

Emanuela Iorio
Emanuela Iorio
di Redazione L'Aquila
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L'AQUILA. «Quella che si è svolta in Commissione è stata una discussione unitaria, con tutte le forze presenti, i sindacati, Tecnocall e Hera Comm collegata in videoconferenza. Ma proprio per questo, di fronte alle parole pronunciate da Hera Comm, la preoccupazione e la mobilitazione non possono che aumentare».

Lo dichiarano le consigliere e i consiglieri di opposizione al Comune dell'Aquila - Stefania Pezzopane, Paolo Romano, Stefano Albano, Simona Giannangeli, Enrico Verini, Gianni Padovani, Lorenzo Rotellini, Alessandro Tomassoni, Massimo Scimia ed Emanuela Iorio - intervenendo sulla vertenza Tecnocall dopo la seduta della III Commissione consiliare, riunitasi a seguito della richiesta di convocazione dell’organismo consiliare proprio da parte dei rappresentanti del centrosinistra in Consiglio comunale.

«Abbiamo ascoltato una posizione estremamente netta da parte di Hera Comm – proseguono i consiglieri di minoranza in Comune al capoluogo abruzzese - che ha dichiarato di non avere, allo stato attuale, lavorazioni da poter affidare a Tecnocall e ha indicato come unica possibilità quella di esaminare i curricula dei lavoratori per eventuali opportunità in altre sedi, anche fuori dall’Aquila. È una prospettiva che non possiamo accettare. Per questo occorrono due iniziative precise: aprire un nuovo tavolo con la Regione Abruzzo e il Governo per affrontare questa crisi e individuare una soluzione concreta, e lavorare a una soluzione legislativa, come è già avvenuto in altre occasioni, attraverso l’estensione della clausola sociale anche a chi lavora nelle commesse del mercato libero. Siamo stati chiari sul fatto che qui non stiamo parlando semplicemente di singoli curricula o di persone che possono essere spostate da una città all’altra come se nulla fosse. Stiamo parlando di 59 lavoratori, di 59 famiglie, di persone che hanno costruito la propria vita e il proprio futuro all’Aquila. Pensare che possano trasferirsi al Nord, lasciando qui famiglie e figli, con gli stipendi che percepiscono, non è una soluzione credibile. Ci chiediamo come sia possibile che un’azienda delle dimensioni e del prestigio di Hera Comm non riesca a individuare una soluzione per 59 lavoratori. L’Aquila si è presentata unita, attraverso le istituzioni e le organizzazioni sindacali, per chiedere che questa vertenza venga affrontata con serietà e responsabilità. Non stiamo chiedendo un favore, ma che vengano ricercate tutte le possibilità per salvaguardare il lavoro e la presenza di Tecnocall sul nostro territorio».

Stefania Pezzopane, Paolo Romano, Stefano Albano, Simona Giannangeli, Enrico Verini, Gianni Padovani, Lorenzo Rotellini, Alessandro Tomassoni, Massimo Scimia ed Emanuela Iorio concludono: «Qui è in gioco anche la credibilità di Hera Comm – concludono le opposizioni – che è un’azienda di rilievo nazionale e internazionale. Non si può pensare che la risposta a una vertenza come questa sia semplicemente: valutiamo i curricula e vediamo chi è più competente per una sede a Imola, Torino o in un’altra città. 59 lavoratori non sono pacchi da spedire al Nord. L’Aquila è unita nella loro difesa e continueremo a chiedere che Hera Comm faccia la propria parte, insieme a Tecnocall, ai sindacati e alle istituzioni. La discussione non è affatto conclusa: continueremo a incalzare tutti i soggetti coinvolti perché si arrivi a una soluzione concreta, che consenta ai lavoratori di continuare a vivere e lavorare nella loro città».