Il caso
Orso Amarena, la nuova data chiave
di Pino Veri

L'AQUILA. Il sindaco dell'Aquila, Pierluigi Biondi, ha inviato oggi una lettera formale al Soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio delle province dell’Aquila e Teramo, Massimo Sericola, per sollecitare il completamento dei lavori e la riapertura al culto della chiesa di San Gregorio Magno, nell'omonima frazione.
L'edificio sacro, ricostruito grazie al finanziamento di 1,8 milioni di euro disposto dalla Federazione Russa dopo il G8 del 2009, è di fatto pronto dalla primavera del 2017. A tenerlo chiuso da quasi nove anni è un lotto residuale di circa 150mila euro, necessario per arredi, altari e finiture: risorse a suo tempo stanziate, ma successivamente rifluite al ministero della Cultura come residui senza essere mai riprogrammate.
«Non è dignitoso – afferma il sindaco Biondi – che una comunità duramente colpita dal sisma, e che ha pagato un prezzo altissimo in vite umane, continui a vedersi privata di un presidio non soltanto religioso ma sociale e identitario, per pochi spiccioli e per inerzie burocratiche che nessuno è in grado di spiegare ai cittadini. Una chiesa restaurata grazie alla solidarietà internazionale, riedificata pietra su pietra, che resta sbarrata per 150mila euro, è una ferita aperta proprio nell'anno in cui L'Aquila si presenta al Paese come Capitale italiana della Cultura».
Il sindaco ha anche annunciato la disponibilità del Comune ad assumere un ruolo operativo per sbloccare la situazione: «Non possiamo permetterci un secondo caso San Filippo. Se questo è il punto, il Comune è pronto ad anticipare le somme necessarie, sulla base di un accordo che ne preveda il ristoro, e a candidarsi come stazione appaltante per il completamento dell'opera, anche d'intesa con l'Ufficio speciale per la ricostruzione. L'obiettivo è uno solo: restituire San Gregorio Magno alla sua comunità, in tempi certi».
La lettera al Soprintendente, sottolinea l'Amministrazione comunale, vuole essere un atto di leale collaborazione istituzionale, ma anche un richiamo netto a un'urgenza che non può essere ulteriormente rinviata.