Allarme incendi
Fiamme a Monte Morrone: vertice al Centro operativo comunale di Popoli Terme
di Redazione L'Aquila

AVEZZANO. Lo strano caso di Avezzano dove la Consigliera comunale del Pd Anna Paolini prende i voti della Lega per essere eletta in Commissione Vigilanza. È una notizia che potrebbe suscitare reazioni...nazionali?
Lo ipotizza Mario Casale, ex assessore al Comune di Avezzano ed ex segretario comprensoriale della Cgil ad Abruzzo Daily: «Non può passare sotto silenzio la scelta del Pd e di Anna Paolini, eletta nella coalizione del Patto per Avezzano, di candidarsi alla presidenza della commissione di vigilanza in comune, ignorando la carta di intenti dell’alleanza progressista. Non solo formalmente. La considero una mancanza di rispetto nei confronti di tutti i membri del Patto che, testardamente unitari, si sono impegnati a costruire un percorso alternativo al quale il Pd locale è giunto per ultimo, dopo i tentativi falliti di costruire un’altra via che portava dalla parte conservatrice della città. Peraltro il tempo utilizzato per convincere il Pd riluttante, non ha consentito al Patto di impegnarsi più proficuamente nella composizione delle liste.
Naturalmente è solo una parte di analisi della sconfitta registrata dai progressisti. Ma con la scelta di Anna Paolini e del Pd si torna alla impostazione originaria di un Pd volto ad evitare contrapposizioni e disposto ad adeguarsi alla restaurazione moderata e trionfante del campo conservatore. Peraltro le opposizioni ufficialmente e unitariamente avevano già indicato nel consigliere Cesareo il candidato alla presidenza della commissione di vigilanza per esperienza e perché il rappresentante della opposizione più numerosa in Consiglio Comunale. Il Sindaco rieletto con un consenso molto ampio aveva l’esigenza di indicare e far votare la consigliera del Pd per dare un segnale di apertura richiesta o perché temeva una eccessiva rigidità da parte del consigliere Cesareo?
O forse perché in gioco ci sono le prossime elezioni politiche e mister 15mila preferenze cerca uno spazio più autorevole ad alti livelli istituzionali, con l’avallo di un Pd indispensabile nel gioco delle candidature alle elezioni politiche nel gruppo progressista? Del resto ha sempre millantato di fare da vero argine alla destra e quindi la scelta della consigliera del Pd risulta funzionale all’obiettivo. Sarà il tempo a dare le risposte adeguate. Resta l’amarezza profonda di una scelta sbagliata che rafforza il qualunquismo, secondo cui tutti i partiti sono uguali, e l’astensionismo di un elettorato sempre più disincantato. E non inganni la percentuale di votanti alle ultime elezioni amministrative della città, frutto essenzialmente di lavori a raffica nell’ultimo anno e di un abile e lungo lavoro di composizione delle liste e di candidati elettoralmente quotati che hanno fatto lievitare il voto.
Ma se questo è il campo largo non c’è vera partita per l’alternativa al governo Meloni. L’avvocato Verdecchia (candidato sindaco per il Pd ndr) e le forze progressiste del Patto dovranno impegnarsi il doppio per mantenere una speranza di cambiamento politico in città».