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Il caso

Domenico Recanati disperso da 144 giorni nel fiume Trigno: auto e corpo ancora intrappolati tra le macerie

Il dramma della famiglia del pescatore di Bisceglie inghiottito dalle acque durante il crollo del ponte sulla Statale 16 tra Abruzzo e Molise

Domenico Recanati disperso da 144 giorni nel fiume Trigno: auto e corpo ancora intrappolati tra le macerie
di Luca Di Renzo
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L'attesa straziante dei familiari si protrae ormai da 145 giorni per la scomparsa di Domenico Recanati, il pescatore di 53 anni originario di Bisceglie, scomparso lo scorso 2 aprile, quando la sua automobile si è inabissata nelle acque del fiume Trigno a seguito del crollo del ponte sulla Statale 16 Adriatica – arteria che delimita il confine tra Abruzzo e Molise – ceduto improvvisamente a causa delle piogge torrenziali e dei violenti nubifragi verificatisi in quei giorni.

Pochi minuti prima della scomparsa, Domenico Racanati si trovava in collegamento telefonico con la moglie Vanessa De Marco. Durante l'ultima conversazione, avvenuta circa dieci minuti prima che si perdessero i contatti, il pescatore aveva descritto una situazione meteorologica critica, caratterizzata da allagamenti e fiumi in piena lungo il tragitto, manifestando la necessità di individuare un percorso alternativo per raggiungere Ortona. Seguendo le indicazioni stradali, l'uomo aveva imboccato una strada secondaria proveniente da San Salvo che lo aveva condotto nuovamente sulla Statale 16, proprio nel momento in cui si verificava il crollo del ponte.

Nonostante siano trascorsi quasi cinque mesi dal disastro, la Fiat Bravo del cinquantatreenne e il suo corpo non sono stati ancora individuati, presumibilmente celati sotto la spessa coltre di detriti e macerie accumulatisi nell'alveo del corso d'acqua. Le operazioni di ricerca e rimozione dei materiali sono bloccate da mesi a causa di gravi criticità: la possibile presenza di ordigni bellici risalenti al secondo conflitto mondiale e la complessa mancanza delle autorizzazioni definitive da parte delle autorità competenti hanno impedito finora l'avvio delle attività di dragaggio e la restituzione di una degna sepoltura alla famiglia

La moglie Vanessa De Marco e il fratello Alessandro Racanati hanno rivolto ripetuti e accorati appelli alle istituzioni e alla Procura di Larino, che ha aperto un fascicolo d'indagine sulla vicenda, invocando chiarezza e tempi certi per l'esecuzione degli interventi necessari. Nel corso delle loro richieste pubbliche, i familiari hanno ribadito con forza l'esigenza primaria di avviare tempestivamente il dragaggio del fiume Trigno per poter finalmente riportare nella propria terra ciò che resta del loro caro, ponendo fine a un'agonia quotidiana che dura ormai da mesi.