Via ai lavori nell’ex manicomio, il rettore Corsi: “Progetto storico per Teramo”
Cittadella della cultura Parte il cantiere di Sant’Antonio Abate: tre anni di lavori. «Vedo Teramo da qui al 2040 tra università, città e nuovi poli strategici»
TERAMO. Al via il cantiere della Cittadella della cultura.
«Ci voleva una persona di coraggio e che non ha timore di affrontare qualche problema». Con queste parole il rettore Christian Corsi ha inaugurato questa mattina, 22 aprile, il cantiere nell’ex manicomio di Sant’Antonio Abate, dando ufficialmente il via alla realizzazione della futura Cittadella della cultura.
Un intervento destinato a incidere non solo sull’offerta formativa dell’Università degli Studi di Teramo, ma sull’intero assetto urbano della città, riportando nel centro storico un luogo simbolo di cultura e formazione e contribuendo allo sviluppo sociale ed economico del territorio. I lavori avranno una durata complessiva di tre anni: il primo lotto prevede la realizzazione dei dipartimenti di Scienze della comunicazione e Scienze politiche.
Un progetto da 35 milioni e una visione ampia
«Eravamo e siamo determinati a realizzare un progetto storico, non solo per l’università ma per la città tutta. Quello di oggi è un primo passo – ha sottolineato Corsi – ma sono al lavoro per reperire i finanziamenti per completare anche la seconda parte prima della fine del mio mandato e restituire così il completamento di tutta l’opera, che è già tutta avallata per i 35 milioni».
Un investimento rilevante che punta a ridefinire il rapporto tra università e città, rafforzando il ruolo dell’ateneo come motore di sviluppo.
L’idea della Cittadella giuridica a Colleparco
Accanto al progetto di Sant’Antonio Abate, il rettore ha rilanciato un’altra proposta strategica: la creazione di una Cittadella giuridica a Colleparco, utilizzando gli spazi del dipartimento di Giurisprudenza per ospitare eventualmente anche il Tribunale.
«Non impongo modelli di sviluppo – ha chiarito Corsi – ma come istituzione offro un progetto. Confermo la piena disponibilità: qualora il tribunale voglia creare la cittadella giuridica nel dipartimento di Giurisprudenza, le nostre porte sono aperte. Sarebbe un modello rivoluzionario, con un polo giuridico integrato tra università e giustizia».
Teramo 2040: il ruolo dei giovani
Nel disegno complessivo entra anche una visione di lungo periodo, che guarda oltre l’attuale mandato. Il rettore ha annunciato l’apertura di un tavolo di confronto rivolto a tutti gli studenti del territorio, non solo universitari.
«Per vivere la città c’è bisogno del confronto con i giovani – ha detto – perché il futuro lo devono scegliere loro. Le istituzioni devono mettersi a disposizione per immaginare Teramo 2040-2025. Oggi va deciso che città sarà tra vent’anni. Io sto lavorando per posizionarla non fino al termine del mio mandato, ma fino al 2040».