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Le indagini

Pescara, l'arresto dei tre aggressori di Riccardo Zappone

Le indagini I tre, i 61, 55 e 37 anni, sono indiziati del reato di lesioni gravi

PESCARA. Gli uomini della Squadra mobile di Pescara hanno tratto in arresto tre uomini - di 61, 55 e 37 anni - gravemente indiziati del reato di lesioni gravi nei confronti di Riccardo Zappone, morto il 3 giugno dello scorso anno.

«L'attività investigativa, anche grazie alla preziosa e decisiva collaborazione di alcuni testimoni ed all'esame di numerosissimi impianti di videosorveglianza pubblici e privati, ha permesso di ricostruire le ultime ore di vita del giovane», si legge nel comunicato della Procura di Pescara, che precisa: «È stato accertato che, circa un'ora prima dell'arrivo della pattuglia della Polizia, egli avesse assunto un'ingente quantità di stupefacente per, poi, subire un violento pestaggio ad opera dei tre uomini su menzionati, uno dei quali armato di bastone, al centro della carreggiata stradale, di fronte a passanti ed automobilisti».

La Procura di Pescara ha presentato richiesta di misura cautelare custodiale nei confronti dei tre odierni indagati: per il reato di omicidio preterintenzionale o, alternativamente, per quello di lesioni personali gravi, richiesta rigettata dal GIP.  Avverso il rigetto il PM titolare dell'indagine ha proposto appello dal Tribunale del Riesame di L'Aquila.

Nel frattempo, gli esiti degli accertamenti tecnici disposti dall'Autorità Giudiziaria sul corpo di Zappone hanno chiarito definitivamente che la morte è stata conseguenza di una intossicazione acuta da cocaina, escludendo altre cause.

Il Tribunale di L'Aquila ha riconosciuto la validità delle argomentazioni della Procura pescarese, quanto al reato di lesioni gravi e ha disposto per tutti gli indagati la misura degli arresti domiciliari. L'esecutività del provvedimento è rimasta, tuttavia, sospesa in pendenza del giudizio della Corte di Cassazione, avendo gli indagati proposto ricorso contro la decisione del Tribunale del Riesame.

Il 19 gennaio scorso, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso e, nel pomeriggio di ieri, è stata data esecuzione all'ordinanza del Tribunale di L'Aquila, divenuta esecutiva.


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