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Il discorso

Assemblea di Confindustria, il presidente Orsini difende il ruolo dell’industria italiana e tira le orecchie all’Europa: «La burocrazie dell’UE è lunare»

Il Presidente degli imprenditori invita ad alzare il livello salariale e dice no alle battaglie elettorali sull’economia. Per il Presidente abruzzese Dattoli: «l’Abruzzo è la settima regione italiana. Numeri ottimi ma attenzione all’automotive»

L'assemblea 2026
L'assemblea 2026
di Alfredo Giovannozzi
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ROMA. Un discorso alla nazione. Tanto è stato quello fatto all’assemblea annuale di Confindustria, (svoltosi al centro congressi all’EUR, la famosa Nuvola di Fuksas) dal Presidente nazionale Emanuele Orsini.

Lo ha fatto davanti al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella (tornato dopo tre anni di assenza) e alla Presidente del Consiglio dei Ministri Giorgia Meloni e una gran parte dei Ministri che compongono il governo: Antonio Tajani (Esteri), Giancarlo Giorgetti (Economia), Adolfo Urso (Sviluppo Economico), Gilberto Pichetto Fratin (Ambiente e Energia), Marina Elvira Calderone (Lavoro), Carlo Nordio (Giustizia) e Giuseppe Valditara (Istruzione).

Accolto con un certo gradimento anche l’intervento della Premier Meloni che ha raccolto larga condivisione tra i presenti.

Con orgoglio Orsini ha rimarcato il peso e il ruolo dell’imprenditoria italiana che: «È ancora la seconda manifattura europea» ha sottolineato con grande enfasi. Ma ha anche lanciato un grido di allarme sul rischio che si corre, non solo in Italia ma anche in Europa, per due fattori non di poco peso: «La concorrenza e il peso dell’economia cinese e le guerre».

La stoccata più decisa è arrivata da Orsini nei confronti dell’Europa: «Prigioniera di una burocrazia lunare. Le 72 condizioni poste dalla commissione dell’Unione Europea per il via libera al decreto bollette del nostro governo sono l’ultima conferma. Fermatela!».

La platea ha risposto con scroscianti applausi. Per Orsini, inoltre, ci sono tre leve prioritarie sulle quali si deve lavorare: «Il mercato unico dell’energia, quello dei capitali e il debito comune. È una pazzia - ha continuato - la tassa pagata da chi inquina che arricchisce i concorrenti americani e chi inquina. La Cina sta colonizzando i nostri mercati. Se l’Unione Europea non ci sosterrà saremo costretti al deserto industriale».

Ma l’invito del numero uno di Confindustria a un cambiamento di rotta è rivolto anche ai suoi associati. «Bisogna tornare a una crescita del 2% l’anno. È una svolta necessaria e indispensabile».

E poi indica anche la strada: «Sono 5 le leve che servono: energia, crescita dimensionale delle pmi, contratti di sviluppo e innovazione, semplificazioni e riforma della legge 231 (quella che riguarda gli infortuni sul lavoro ndr) e risorse adeguate».

Le richieste al Governo riguardano: autorizzazioni rapide per gli impianti di produzione di energia rinnovabile, l’estensione delle aree ZES (Zone Economiche Speciali ndr) e il rilancio dei Pir. Il passaggio più apprezzato dalla platea di imprenditori è stato: «Le decisioni politiche da prendere per il mondo industriale non devono e non possono essere trasformate in un campo di battaglia elettorale».

Infine il rapporto con i sindacati. «Ottimo il lavoro comune svolto in questi ultimi tempi anche se resta ancora aperta la questione salariale. Da soli non possiamo risolverla. Sono troppi i settori che oggi offrono solo contratti a tempo e salari insufficienti».

L’intervento di Giorgia Meloni ha trovato apprezzamento, in alcuni passaggi, anche da parte del Presidente della Repubblica. «Non siamo più l’anello debole dell’Europa ma una nazione credibile e autorevole». E poi agli industriali: «Aprirò insieme a voi un grande cantiere per liberare l’Italia e le imprese dalla burocrazia. Siamo lavorando per ampliare i vantaggi delle Zes anche al resto del Paese e questo perché sia al Sud che al Centro hanno funzionato molto bene e ne sono testimonianza i dati riferiti ai nuovi contratti di lavoro».

Positivo il commento anche del Presidente di Confindustria Abruzzo, Lorenzo Dattoli: «Il segnale che è venuto fuori dall’assemblea non poteva essere diverso: al centro di una economia non può che esserci la figura fondamentale dell’industria e dell’impresa. Lo ha sottolineato il nostro Presidente ed è stato riconosciuto anche dalla Premier Meloni. L’Abruzzo industriale è in linea con la nazione. Siamo la settima regione come specializzazione e questo è un dato importantissimo. Abbiamo registrato una crescita dal punto di vista dell’export del 6.9% e tutto questo in uno scenario complicato. Possiamo dire che ci stiamo comportando bene. Abbiamo un problema nel comparto dell’automotive ma questo perché un cambiamento imposto non è sempre un bene. La svolta energetica ha creato, in questo campo, dei problemi, soprattutto alle aziende del nostro territorio. Basta guardare la polemica del giorno sulla prima Ferrari elettrica. Io sposo in pieno le parole di Luca Cordero di Montezemolo. Ci sono posti di lavoro da salvaguardare. Io ho 130 dipendenti, per me sono 130 famiglie e non possono rischiare di restare senza lavoro».

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