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di Redazione Teramo

Una vicenda che rischia di trasformarsi da ordinanza comunale a scontro legale. Al centro della polemica c’è il provvedimento firmato dal Comune di Corropoli, l’ordinanza numero 10 del 29 aprile 2026, che introduce una serie di limitazioni legate alla vendita e al consumo di alcolici in alcune aree del territorio comunale. Misure che, secondo i titolari di un’attività H24 della zona, colpirebbero direttamente il loro modello imprenditoriale, con conseguenze economiche già pesanti.
Tra i punti contestati figurano il divieto generalizzato di consumo di bevande alcoliche e di detenzione per il consumo immediato in contenitori di vetro, lattine o aperti, l’obbligo di chiusura entro la mezzanotte per le attività commerciali presenti in via Papa Giovanni XXIII e il divieto assoluto di vendita e somministrazione di alcolici tramite distributori automatici.
Una scelta che ha sollevato interrogativi e proteste. Secondo gli imprenditori coinvolti, limitare gli orari di un’attività aperta 24 ore su 24 significherebbe svuotarne la stessa natura commerciale. Il vantaggio competitivo di un H24, infatti, è legato proprio alla continuità del servizio, alla possibilità di acquistare prodotti a qualsiasi ora del giorno e della notte, offrendo una risposta concreta a lavoratori turnisti, emergenze quotidiane e consumatori con esigenze particolari.
I gestori sottolineano inoltre come la vendita di alcolici non possa essere automaticamente associata ad abuso di alcol o responsabilità per eventuali episodi di disturbo della quiete pubblica. Nel frattempo, i giovani imprenditori hanno deciso di reagire chiudendo temporaneamente l’attività ed esponendo manifesti ironici contro il provvedimento. Secondo le prime stime, il danno economico supererebbe già il 15% del fatturato.
Ma la questione potrebbe presto approdare nelle aule giudiziarie. Sul tavolo ci sarebbero infatti un possibile ricorso al Tar, una richiesta di sospensiva urgente, una domanda di risarcimento danni e persino una segnalazione all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.
Al centro della vicenda resta anche il nodo del dialogo istituzionale. I titolari dell’attività sostengono di non aver ricevuto risposta alla lettera di diffida inviata al Comune, chiedendo un confronto formale per chiarire contenuti e finalità dell’ordinanza.
Domande che, al momento, attendono ancora risposte. E la sensazione è che questa vicenda sia soltanto all’inizio.