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La ricostruzione

Carsoli, il Gratta e Vinci da mezzo milione non è mai esistito: la vincita in coppia, la fuga della fidanzata e l'inchiesta - Ma era tutto un errore

Le verifiche dei Monopoli hanno smontato in poche ore un caso che aveva acceso l’attenzione nazionale: nessun premio milionario, solo un numero mal interpretato e un’indagine destinata a chiudersi senza strascichi

Il Gratta e Vinci vincente non è mai esistito
Il Gratta e Vinci vincente non è mai esistito
di Tommaso Silvi
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CARSOLI. Niente sogno. Niente vincita. Niente fuga. Niente giallo. Solo un errore. E il caso che dall'Abruzzo ha fatto il giro d'Italia per settimane si sgonfia all'improvviso. Ma andiamo con ordine. Perché la storia sembra la trama di un film. Anche se è tutto vero. Per qualche giorno Carsoli è diventata il centro di una storia che ha fatto il giro del Paese: un biglietto Gratta e Vinci che sembrava valere 500mila euro, una coppia che si divide, una denuncia, l’intervento della Procura e perfino le verifiche dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Alla fine, però, il presunto colpo di fortuna si è rivelato per quello che era: un errore di lettura.

Il biglietto “regalato” l’8 marzo e la fuga della presunta vincitrice

Tutto nasce l’8 marzo, quando un uomo di origine romena acquista un tagliando in una ricevitoria di Carsoli e lo consegna alla compagna come gesto simbolico per la Festa della Donna. Lei gratta il biglietto, crede di aver centrato una vincita enorme e si allontana con il tagliando in tasca. Lui sostiene che ci fosse un accordo: in caso di premio, avrebbero diviso la somma. Quando la donna sparisce e non risponde più, l’uomo si rivolge alle forze dell’ordine. La vicenda, nel giro di poche ore, diventa un caso giudiziario: la Procura di Avezzano apre un fascicolo e la Guardia di Finanza avvia gli accertamenti.

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Il controllo dell’Agenzia dei Monopoli: nessun premio, solo un numero mal interpretato

Il biglietto viene consegnato in banca per l’incasso, come previsto per le vincite di importo elevato. A quel punto scatta la verifica ufficiale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, che analizza il tagliando e chiarisce definitivamente la situazione. Il numero che sembrava corrispondere alla combinazione vincente non era quello giusto: il “13” che avrebbe garantito mezzo milione era in realtà un “43” non completamente grattato. Un dettaglio minuscolo, ma sufficiente a trasformare un sogno in un abbaglio.

Il caso si sgonfia: niente vincita, niente contenzioso

Con l’esito delle verifiche, l’intera vicenda perde ogni fondamento. Non c’è premio da incassare, non c’è somma da dividere, non c’è alcun contenzioso da portare avanti. La donna non ha incassato nulla, l’uomo non ha più motivo di rivendicare diritti e la Procura chiude il cerchio. Intanto, però, la storia ha già fatto il giro dei social e dei media nazionali, alimentata da domande rimaste senza risposta per giorni: chi aveva ragione? chi aveva il biglietto? chi avrebbe dovuto incassare? Domande che ora non hanno più alcun peso.

Un caso che ha acceso i riflettori su una procedura poco conosciuta

Gli operatori del settore ricordano che i biglietti con vincite elevate non vengono pagati in ricevitoria, ma inviati all’Ufficio Premi di Roma. Possono essere custoditi per qualche giorno, ma la verifica finale spetta sempre all’Agenzia dei Monopoli, l’unica in grado di certificare l’autenticità del tagliando. È proprio questa procedura ad aver permesso di chiarire l’equivoco e chiudere una storia che, per qualche ora, aveva assunto i contorni di un giallo.

E Carsoli torna alla normalità

Dopo giorni di telefonate, supposizioni, interviste e curiosità, la vicenda si è dissolta così come era nata: in un attimo. Nessun mezzo milione, nessuna fuga con il bottino, nessuna battaglia legale. Solo un numero grattato male e un caso che ha appassionato mezza Italia.